I Professionisti del Like: A cosa servono?

“L’ultimo caso è quello della Regione Campania che ha pagato una società per aumentare il numero di fan della propria pagina Facebook. In poco più di due mesi è passata da 4mila a 60 mila fan”. Inizia in questo modo l’articolo sul Corriere di oggi  che ci racconta il mondo dei “Professionisti del Like“.

Leggendolo si trova la conferma di un mercato in forte crescita dove aziende, professionisti e attori fanno a gara per avere più like:
“I costi partono dai 19,90 euro fino ai 1400 euro per avere centomila fan. C’è un attore che compra praticamente ogni mese. L’ultimo versamento effettuato è stato di 750 euro. La sua pagina ha 170mila seguaci.” Un gioco da ragazzi, in tutti i sensi, tale da permettere a due giovani vent’enni un fatturato di 20.000 € mese.

Un vero peccato che tanti soldi vengano buttati dal momento che acquistare like con l’unico obiettivo di far aumentare il loro numero non solo è inutile ma anche profondamente dannoso.

La Comunicazione Digitale viene quasi sempre gestita come se il digitale fosse semplicemente un nuovo media che trasforma ciò che si è sempre fatto in codice binario. Dal cartellone al banner dallo share al numero dei fan. Il problema è che la Digital Trasformation non è un cambio di strumento ma un cambio di paradigma.

Nei mercati di massa dominati dai modelli verticali di comunicazione era necessario comunicare a tanti per essere efficaci. Questi sistemi ci hanno insegnato che “tanti” è meglio di “pochi”. Il tutto senza mai pensare ai  “quali”.

In questo mercato confuso sono ancora premiate proposte commerciali come quelle che il Corriere cita (con improbabile entusiasmo).
Tuttavia operare nei modelli reticolari comporta un cambio di paradigma che, come tutte le grandi verità, è controintuitivo:

La Comunicazione Digitale è fatta di QUALI e non di QUANTI

In questi mercati pensare ai quali è fondamentale. Pensiamo ad un modello tradizionale: La televisione. Se alcuni (molti?) dei telespettatori che vanno a costituire lo share non è interessato al contenuto il danno è minimo ed è ridotto al singolo non interessato.
Chi spiegherà ai clienti dei due ragazzini che su una piattaforma tipo Facebook lo spettatore disinteressato va ad oscurare la visibilità dei potenziali interessati? Che incamerare follower non in target equivale a riempirsi lo zaino di pietre prima di una scalata?

Ne abbiamo parlato a riguardo dell’importanza della Fanbase e ne parleremo ancora.
A dimostrazione di quanto sostenuto lanciamo una provocazione:

Com’è possibile che, in un mondo in cui la media dell’organic reach è pari al 4% ci siano pagine con un valore pari al 200/300%?.

Noi la risposta la sappiamo e vi racconteremo di un bellissimo caso di successo che abbiamo avuto il piacere di seguire.
Nel frattempo vi invitiamo a non buttare soldi nell’acquisto impazzito di like ma piuttosto di investirli nella maniera corretta. Magari partendo da una domanda diversa da “quanti fan posso ottenere”.
ne suggeriamo una:

Cosa mi posso aspettare da un’azione di comunicazione sui social? Quali sono i miei obiettivi?

#staytuned

Data: 12 dicembre 2015
Categoria: Business Model / Marketing / Social