Corriere.it a pagamento: Ecco perché sarà #fail

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Il Corriere.it è da ieri “a pagamento”. I lettori online, dopo un certo numero di contenuti “gratuiti”, si trovano di fronte ad un banner che blocca la navigazione e propone la sottoscrizione di un abbonamento.
Sebbene autorevoli commentatori sono indecisi sull’esito di questa operazione io credo di poter anticipare che sarà un #fail. Vediamo il perché.
Partiamo dal modello di business: Quello del Corriere, e di tutti gli altri quotidiani, è lo stesso da #millemila anni: Produrre contenuti per un pubblico “si spera pagante” e rivendere la stessa massa di pubblico agli inserzionisti secondo uno schema proprio dei mass media.

Il pubblico paga sempre meno questi contenuti e la colpa non è “di Internet” come sostengono lamentandosi i giornalisti ai convegni.

Da molto prima dell’avvento della Rete, ed in pieno delirio fideistico verso i modelli verticali di comunicazione, i colossi della carta stampata hanno iniziato a bombare il numero di lettori da vendere agli inserzionisti regalando copie #inognidove: scuole, treni, aerei, traghetti ecc. ecc.
Del resto l’eredità dei mass media è che “Quanti è meglio di Quali” e poco conta se durante gli intervalli pubblicitari del Superbowl il tasso di utilizzo degli sciacquoni raggiunge il suo picco massimo, se qualcuno dorme davanti alla tv o usa il giornale per la gabbia dei canarini.

Sul web il modello ha semplicemente dato, se possibile. il peggio di sé con editori che “spezzano” il singolo contenuto in più parti al fine di farvi caricare più pagine durante la lettura. Tutte vendute come singole visualizzazioni.  Per non parlare del click baiting.

La Rete ha però accelerato il collasso di un sistema ed il motivo è sempre lo stesso: Agire in modo verticale in un sistema reticolare significa semplicemente farsi male.

L’informazione generale che racconta dall’incidente sulla strada provinciale fino alle decisioni in politica estera degli Stati Uniti passando per un po’ di gossip non ha più semplicemente senso di esistere: Ognuno di noi può procurarsi queste informazioni, gratuitamente, in pochi secondi.

A cambiare è anche il modo attraverso il quale ci informiamo. Non aspettiamo più che all’edicola del paese o dalla televisione di casa le informazioni arrivino a noi (modello push) ma le cerchiamo e le tiriamo a noi (modello pull).
Nel caso della cronaca viviamo queste informazioni nello stesso istante in cui avvengono disconoscendo, inconsciamente, il fatto che possa esistere “un cancello all’interno del quale si trovano le notizie da leggere” (terra promessa di ogni giornalista 1.0). La situazione non è delle più rosee e credo che il continuo rimandare il funerale di un modello possa solo peggiorare la situazione.

Produrre contenuti e vendere visibilità, o forse anche gli stessi contenuti, non è un esercizio sbagliato e nemmeno impossibile. Il problema è che in questo modello l’informazione generalista non ha futuro.
La strada per il cambio di paradigma è tracciata da oltre 20 anni anche se qualcuno insiste nel non volerlo capire: La comunicazione digitale è fatta di quali e non di quanti.