ICANN Facciamo Chiarezza

0

Un articolo di Massimo Gaggi del Corriere riguardante la diatriba sull’ICANN mi costringe a fare un po’ di chiarezza sulle cose scritte.

Premessa: Una volta terminato il post mi sono reso conto che è veramente lungo e forse non “facilissimo”. Vi invito comunque a leggerlo perchè la corretta informazione non ha valore ;)

Partiamo con la più facile:

i codici «occulti» di 12 cifre, attraverso i quali ogni modem viene riconosciuto dagli altri terminali“.

Gaggi inizia disegnando uno scenario da Grande Fratello solo perchè conosce in maniera molto approsimativa il MAC ADDRESS che è effettivamente un numero (e non un codice) di 12 cifre che ogni scheda di rete (e non un modem) ha memorizzato al proprio interno. Non è un numero occulto poichè chiunque può verificare il proprio e quello dei PC che si sono collegati con la propria macchina (digitando arp -a al prompt di DOS). La procedura che assegna il Mac address fa in modo che questo numero sia unico (e quindi identificabile) poichè i primi 6 numeri corrispondono al produttore della scheda ed i secondi 6 sono progressivi per ogni scheda prodotta. Il numero di Mac Address deve essere unico ed intentificabile, non solo per problemi relativi alla sicurezza (anche se in rete trovate infiniti trucchi e tool per cambiare il vostro) ma anche per il corretto funzionamento del TCP/IP che è lo “strumento” grazie al quale tutti noi navighiamo su Internet o possiamo creare una rete di PC. Cosa ancora più interessante ad assegnare queste “classi di numeri” ai produttori di schede non è l’ICANN ma l’IEEE, associazione di professionisti dell’Ingegneria e dell’elettronica. Gaggi definisce “blando” il controllo che fino ad ora gli USA hanno esercitato su:

…i 13 grandi computer centrali che smistano tutto il traffico mondiale, gli standard tecnici internazionali — che richiedono coordinamento e possono essere assoggettati a controllo

Per fare chiarezza vediamo come funziona Internet.

Per arrivare a questo post, avete cliccato su un link o più semplicemente avete digitato il mio indirizzo: www.robinik.net.
Dopo averlo digitato avete premuto “invio” e ve ne siete stati tranquilli in panciolle ad aspettare che il vostro browser caricasse la pagina. Cosa è successo durante il tempo di attesa?
Il vostro computer ha dovuto risolvere un primo ed importantissimo quesito: dove si trova www.robinik.net?
Gli avete dato un comando: “Portami qui tutta la home di Robinik” ma se fosse lui a chiedere a voi di farlo impazzireste nel capire dove il sito si trova. Il computer ha invece fatto poche semplici operazioni e ci è arrivato .

Il vostro PC dopo una serie di interrogazioni è riuscito finalmente a scoprire che www.robinik.net ha un indirizzo IP che corrisponde a 160.153.16.14 e che è l’unico modo in cui una macchina vede questo sito. Come e perchè si è arrivati ad associare un nome a questi indirizzi?
Quando verso la fine degli anni ‘60 la rete ARPANET (da cui nacque Internet) comprendeva solo un centinaio di computer dislocati tra centri di ricerca universitari e militari, era molto contenuta e l’identificazione all’interno della rete veniva effettuata direttamente mediante l’indirizzo IP.
Con l’apertura della rete ai privati questa modalità di gestione risultava assolutamente inadeguata (il motore di ricerca più famoso del mondo sarebbe meno famoso se dovessimo ricordarci che si trova all’indirizzo 64.233.183.104) . Ecco allora che nel 1982 Jon Postel (uno dei pionieri di Internet) tramite la “Request For Comment” RFC819 e la RFC881 gettò le basi per la definizione di uno standard per la definizione dei nomi di dominio che oggi conosciamo come DNS e grazie al quale possiamo associare nomi facili da ricordare agli indirizzi IP.
E’ infatti grazie al DNS che il vostro computer ha potuto “risolvere” www.robinik.net in 70.96.188.31. Questa procedura funziona come la ricerca di un indirizzo reale (Mondo-Europa-Italia-Lombadia-Brescia-Via-Indirizzo-Numero-Piano-Scala-Interno) e pertano legge gli indirizzi da destra verso sinistra. La prima domanda sarà quindi: Dove sta l’elenco dei domini .net?
La risposta a questa domanda sui “Top level domain” è custodita in soli 13 server (i famosi 13 pc di Gaggi) detti root-server dislocati in questo modo: 10 negli Stati Uniti, 2 in Europa ed 1 aTokio. Al fine di evadere tutte le richieste giornaliere sono settati per rispondere ad una sola richiesta per server nell’arco di 24 ore, tempo dopo il quale si azzerano (alla faccia di Gaggi che li vede come centrali in cui contollare dati).

Siamo arrivati al punto:
Il controllo della gestione dei root-server e la responsabilità di autorizzare operatori terzi a rilasciare domini  TLD (Top Level Domain) di tipo gTLD (generic TLD), sTLD (sponsorTLD) e ccTLD (country-codeTLD) è affidata all’ICANN, organizzazione no-profit creata nel 1998 in risposta ad una richiesta del DoC tramite il white paper emesso il 30 Gennaio 1998 dal NTIAconseguentemente alla richiesta dell’Amministrazione Clinton del Luglio 1997 di privatizzare il sistema DNS e favorire la competizione e la partecipazione internazionale alla gestione di Internet.

E’ l’ICANN che si occupa di controllare la gestione dei root-server per problemi di sicurezza (Questi Server ricoprono un ruolo di fondamentale importanza. Per fare un esempio drastico, se questi server venissero spenti, nessuno potrebbe più navigare in Internet con una grave ricaduta sull’economia mondiale) ed è l’associazione no-profit ICANN che si occupa di cedere a terzi l’autorizzazione a rilasciare Top Level Domain. E qui casca l’asino. E si… perchè l’ICANN è no-profit mentre le aziende che possono ottenere (o non ottenere) autorizzazioni al rilascio dei TLD sono profit (molto profit). Se l’ICANN si occupa di gestire la distribuzione di classi speciali di indirizzi IP (come l’IP che si autoconfigura nel caso non ci sia una rete o gli indirizzi per il Multicast) le sue decisioni in merito alla realizzazione del dominio .eu o sulla possibilità di dare risposta alle 600.000 richieste di domini caratterizzati dalla dieresi per il mercato tedesco o dei miliardi di richieste di domini scritti in caratteri non latini per i mercati orientali e arabi può spostare tanti, tanti soldi.

La pressione che viene fatta all’ICANN in questi giorni non quindi ha nulla a che vedere con propositi buonistici (come del resto accade tutte le volte in cui viene invocata l’ONU) ma con interessi economici di chi vorrebbe poter gestire un potere che se “bustarellato” può valere un patrimonio.