Robinik – La Rivoluzione dei Blog

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Aprire un blog su Splinder, dicevo, mi aprì un nuovo mondo. Quello della rivoluzione dei Blog. In Italia.
Il concetto di Blog (da Web Log mutato in We Blog n.d.R.) stava per rivoluzionare il mondo digitale così com’era conosciuto allora. Per motivi tecnici in quanto iniziava a strutturarsi realmente il modello di comunicazione reticolare. E per motivi socio-culturali che avrebbero portato al cambiamento che oggi conosciamo.
I tempi cambiano velocemente e velocemente ci si abitua ai cambiamenti ma per capire cosa stava succedendo è necessario tornare al 2005.
Il mondo dell’informazione e dei contenuti era totalmente dominato da un modello verticale di comunicazione.
In questa struttura esiste un soggetto (emittente) che comunica a più destinatari (riceventi). Il processo di comunicazione è unidirezionale e non esiste possibilità che gli attori si possano scambiare il ruolo.
Modelli di questo tipo sono la televisione, la radio e tutte le campagne di comunicazione conosciute fino ad allora.

Eravamo nell’era di “lo dice la televisione quindi è vero” tanto che il commento di un carissimo amico alla notizia dell’apertura di un blog fu

“[…] ma come puoi pensare che qualcuno ti legga o ti creda? Perché dovrebbero credere a qualcuno che scrive su Internet? […]”

Ma le cose stavano cambiando.

Il caso più clamoroso riguardo a questo cambiamento era avvenuto solo un anno prima negli Stati Uniti:
Il popolare conduttore della CBS Dan Rather nel corso della trasmissione “60 Minutes” aveva presentato alcuni documenti “scomodi”, presentandoli come autentici, riguardo a G.W. Bush. Il Presidente uscente era in piena campagna elettorale contro lo sfidante Kerry.
Il problema è che quei documenti erano falsi e qualcuno se ne accorse. Ma com’era possibile sfidare un colosso come la CBS? Come fare ad avere voce stando ai piedi di una piramide così alta?

A provarci furono alcuni blogger, in particolare “Little Green Footballs” e “Drudge Report“, e lo fecero con la netiquette del mondo del weblog di allora: citazione delle fonti e grandissima documentazione.
Ovviamente l’impatto all’inizio fu molto basso ma, nell’arco di poco tempo, molti altri blog iniziarono a scrivere a loro volta citando attraverso i permalink gli articoli iniziali.
E link dopo link, post dopo post, la “conto-notizia” iniziò ad emergere.

La reazione di Rather fu sprezzante e caratterizzata da un’altezzosità che gli attori principali dei “mass-media” portarono con sé per molti anni e che dà l’idea di come fossero considerati i blogger a quel tempo:

Non sto certo ad ascoltare dei ragazzini in pigiama che scrivono da un computer seduti in tinello.

La rivoluzione dei BlogLa risposta fu immediata e la Rete del WeBLog diede il meglio di sé. Fu, forse, il primo caso di quello che ad oggi chiamiamo “virale”.
I ragazzi in pigiama scrissero in modo ancora più determinato, nacque “Pajamas Media” ed il volume diventò così alto da non poter più essere ignorato. Quello che ad oggi è ricordato come “Rathergate” e sul quale è stato fatto anche un film ebbe come impensabile finale quello delle dimissioni di Dan Rather.

Il mondo era cambiato. Attraverso un computer e grazie ai Blog era possibile far sentire la propria voce fino ai vertici dei fino ad allora inarrivabili mass-media. Ma il mondo ancora non se n’era accorto del tutto, o quantomeno avrebbe impiegato un po’ di tempo per metabolizzare la cosa. Anche se, in Italia, qualcuno iniziava a parlarne.

[to be continued]