Per rispondere, forse conviene fare un passo indietro e chiedersi prima che cosa sia un Brand.
È una parola usata continuamente, e quasi sempre con una certa leggerezza. C’è chi pensa che il brand sia un logo, una campagna pubblicitaria, un payoff, il nome di un’azienda. Tutte cose che gli stanno intorno, ma che non lo definiscono davvero.

Un brand, se ci pensi, non è un oggetto.
È un’esperienza.
È ciò che resta nella mente e nello stomaco delle persone dopo che ti hanno incontrato, dopo che hanno usato qualcosa che hai fatto, dopo che hanno avuto a che fare con te. Dentro un brand ci sono significati, sensazioni, aspettative, ricordi.

Non ci sono prodotti. Non davvero.

Products are made in the factory, but brands are created in the mind.
— Walter Landon


Non è solo una frase felice, è una verità molto concreta. Perché alla fine il marketing non è quasi mai una battaglia di prodotti. È una battaglia di percezioni. E le percezioni non si progettano a colpi di slogan, ma attraverso coerenza, tempo, esperienza.
Il branding è esattamente questo: il processo con cui si prova a dare forma a ciò che le persone percepiranno, e a mantenerlo vivo nel tempo.
Non è una tecnica per vendere di più nel breve periodo.
E non è nemmeno un trucco per manipolare qualcuno, come a volte si sente dire.


È, piuttosto, un lavoro di chiarezza. Prima di tutto verso se stessi. Poi verso gli altri.


Quando un’azienda, o anche un professionista, inizia a lavorare sul proprio brand, inizia in realtà a porsi domande molto semplici e molto difficili: che esperienza voglio far vivere? Che cosa voglio che resti, quando l’incontro è finito?


E qui arriviamo al Personal Branding.
Il Personal Branding non è altro che questo stesso percorso applicato a una persona.
Non solo ai liberi professionisti o ai consulenti, ma a chiunque, in fondo. Perché tutti, volenti o nolenti, lasciamo un’impressione. Tutti generiamo un racconto intorno a noi, anche quando non ce ne occupiamo.


La vera domanda non è se abbiamo un personal brand.
La vera domanda è se ne siamo consapevoli.
Qual è l’idea che le persone si fanno di noi, quando non siamo nella stanza?
Che tipo di esperienza lasciamo?
Perché qualcuno dovrebbe scegliere di lavorare con noi, o semplicemente di fidarsi?


Un brand, personale o aziendale che sia, non è ciò che dici di essere. È ciò che le persone sentono quando pensano a te. Per questo alcuni brand vengono associati a parole che non si possono fabbricare. Harley-Davidson, per esempio, non produce libertà. Eppure, nella mente di molti, è esattamente questo che rappresenta.


Ed è in quello spazio invisibile, tra ciò che siamo e ciò che gli altri percepiscono, che il branding esiste davvero.

Questo post è stato pubblicato per la pria volta su Medium, nel 2015.

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