Centomila anni fa il pianeta non era abitato da una sola specie umana. Ce n’erano sei.
Umani diversi, con corpi, abitudini e destini differenti. Dal punto di vista dell’impatto sul pianeta erano animali come gli altri, né più né meno. Di tutte quelle specie, una sola è arrivata fino a oggi: la nostra.
La domanda interessante non è come sia sopravvissuta, ma piuttosto come abbia finito per dominare il mondo.
La risposta non sta nella forza fisica, né nell’intelligenza individuale. Sta in qualcosa di molto più strano.
A un certo punto della nostra storia è successo qualcosa che gli antropologi chiamano Rivoluzione Cognitiva o, con un’espressione ancora più evocativa, il “Grande balzo in avanti”. Da quel momento l’Homo sapiens ha iniziato a fare una cosa che nessun altro animale sa fare davvero: immaginare insieme.
Non solo pensiero e nemmeno solo linguaggio, ma molto di più: immaginare realtà che non esistono, e riuscire a crederci abbastanza da renderle reali.
Un animale può comunicare: può avvisare, ad esempio, il branco della presenza di un predatore. Ma un uomo può fare di più: raccontare una storia, dire che quel segno nel cielo significa qualcosa, che esiste una legge, una tribù, un confine, un dio, un valore.
E la cosa straordinaria è che altri uomini, anche lontani, anche sconosciuti, possono far propria quella storia.
È così che gruppi di poche decine di individui sono diventati civiltà, imperi, mercati, culture.
Non grazie alla forza, ma grazie a storie abbastanza forti da tenere insieme persone che non si sarebbero mai incontrate.
Questa cosa mi affascina da sempre.
Perché è esattamente lo stesso meccanismo che oggi chiamiamo Narrazione. E, in fondo, Brand.
Se ci pensi, un brand non è un oggetto.
Non è un edificio, non è un prodotto, non è nemmeno un’azienda nel senso materiale del termine.
È una realtà che esiste perché abbastanza persone la tengono viva nella propria mente.
Se domani sparissero tutti i prodotti di Apple, Apple continuerebbe a esistere.
Se invece sparisse la fiducia, il significato, il racconto condiviso, rimarrebbero solo oggetti.
Un brand è questo: immaginazione condivisa che ha trovato una forma stabile nel tempo.
La rivoluzione cognitiva non ha soltanto cambiato la storia dell’uomo. Ha reso possibile tutto ciò che non esiste in natura ma regge il mondo: le leggi, il denaro, le nazioni, le imprese, i mercati. E anche le storie che scegliamo di raccontarci su noi stessi.
È una cosa che ogni tanto mi torna in mente quando leggo, quando scrivo, quando lavoro.
E ogni volta mi colpisce allo stesso modo: non siamo la specie più forte, né la più veloce.
Siamo quella che sa immaginare, ecredere insieme.
E forse, in fondo, tutto quello che facciamo nasce da lì.
Questo post è stato pubblicato per la prima volta su Medium nel settembre 2016.